dicembre 13, 2017     | Registrazione
Doping: che cosa è

Doping: che cos'è?

Origini e definizioni legislative della pratica illegale che da anni insidia la correttezza delle competizioni sportive... e la salute di chi le pratica

Il termine doping deriva dalla parola doop, un miscuglio di sostanze energetiche che i marinai olandesi usavano ingerire già quattro secoli fa, prima di affrontare una tempesta sull’oceano. Da doop si è arrivati nel novecento al verbo inglese to dope (drogare) e al sostantivo doping.
Ecco la definizione che ne dà la legge italiana, in base all’art. 1 comma 2 della legge 376/2000.
«Doping è la somministrazione o l’assunzione di farmaci o di sostanze biologicamente o farmacologicamente attive e l’adozione o la sottoposizione a pratiche mediche non giustificate da condizioni patologiche ed idonee a modificare le condizioni psicofisiche o biologiche dell’organismo al fine di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti». Inoltre, «sono equiparate al doping la somministrazione di farmaci o di sostanze biologicamente o farmacologicamente attive e l’adozione di pratiche mediche non giustificate da condizioni patologiche, finalizzate e comunque idonee a modificare i risultati dei controlli sull’uso dei farmaci, delle sostanze e delle pratiche indicati dal comma 2». (art 1 comma 3 legge 376/2000). Il doping, quindi, in sintesi riguarda due aspetti principali: uno legato ai problemi di salute connessi all’uso e all’abuso di sostanze che alterano l’equilibrio psicofisico dell’atleta, l’altro alla frode sportiva, cioè all’uso di farmaci o tecniche di modificazione artificiale delle prestazioni. Il doping, infatti, è contrario ai principi di lealtà e correttezza nelle competizioni sportive, ai valori culturali dello sport, alla sua funzione di valorizzazione delle naturali potenzialità fisiche e delle qualità morali degli atleti. Per questo, al di là della perseguibilità del doping in quanto reato penale, da anni lo Stato, attraverso il Ministero della Salute, porta avanti numerose campagne di sensibilizzazione volte a sottolineare l’aspetto umano del problema.  Chi si dopa, infatti, non solo gareggia in modo disonesto e cerca di vincere con l’inganno, ma espone il proprio organismo a seri danni, alterandone l’evoluzione e modificando artificialmente i propri percorsi di crescita. A volte, purtroppo, fino alla morte.

Sport truccato o società dopata ?

Sport truccato o società dopata?

Il dramma del doping nello sport è lo specchio della perdita di valori nella società globale, che valorizza l'apparire a ogni costo all'insegna del «tutto e subito».

“Anch'io, nel mio piccolo, sono dopata. Per alcuni mesi, durante una dieta dimagrante, ho usato regolarmente un diuretico inserito nell'elenco delle sostanze vietate dal Comitato mondiale antidoping. Non sono un'atleta e non lo usavo per migliorare le mie prestazioni o per diluire i campioni di urina, ma il farmacista che me l'ha sempre venduto senza ricetta e senza controlli non poteva certo saperlo. Eppure, nessuna domanda”.

Questo episodio, forse banale nella sua singolarità, dimostra quella che invece è una realtà preoccupante a livello complessivo: il doping è un problema sottovalutato, ignorato come situazione di nicchia anche se di nicchia non lo è per nulla. Servizi sanitari, comunità di recupero e mezzi di informazione, che tanto si dimostrano attenti nei confronti delle tossicodipendenze da droghe leggere e pesanti, spesso sembrano dimenticarsi di questo cancro dello sport, che generalmente balza sotto i riflettori solo quando qualcuno, meglio se famoso, ci rimette la vita. Archiviato il triste caso di Marco Pantani, dimenticate le vergognose rilevazioni notturne durante le olimpiadi invernali, nessuno sembra voler invece guardare al di sotto dei vertici sportivi, dove prolifera quel sottobosco di atleti non professionisti e semplici amatori che rincorrono il sogno della prestazione straordinaria con scelte discutibili di ordinaria stupidità.  E mentre la comunità globale guarda da un'altra parte, prendere qualche pillola per far crescere i muscoli o per dimagrire diventa la normalità per centinaia e centinaia di giovani, maschi e femmine, abbagliati dal mito dei Costantini e delle Veline creato dagli stessi che poi, in televisione, parlano di giustizia sportiva e di valori sani. In parte per incoscienza giovanile, in parte sicuramente per carenza di informazione in materia, le nuove generazioni continuano a rincorrere l'ideale del corpo perfetto e della resa sportiva con il minimo sforzo, ingnorando i rischi a cui si espongono. Non raffreddori e mal di pancia, ma tumori genitali, disfunzioni ormonali, alterazioni biochimiche dell'intero organismo.  Certo, negli ultimi anni il Coni, il Ministero della salute e le federazioni sportive si stanno muovendo per intensificare i controlli antidoping e per promuovere campagne di sensibilizzazione dirette al giovani. Dall'altra parte, però, ci sono i modelli reali: meglio essere un calciatore o una soubrette che guadagna miliardi con il proprio corpo costruito ad hoc, o fare la fame con un lavoro precario e una laurea inutilizzata in tasca? E perchè preoccuparsi per qualche ormone illegale in palestra, quando a livello nazionale lo sport è inquinato da prestazioni truccate e squallidi giochi di potere che fatturano miliardi? Finchè la scelta continuerà a essere questa, difficile che i messaggi a favore di uno sport pulito lascino il segno.

Sostanze e pratiche dopanti

anabolizzanti

 

Gli anabolizzanti sono farmaci che stimolano l’anabolismo proteico, cioè la costruzione delle proteine. Gli agenti anabolizzanti comprendono gli steroidi anabolizzanti androgeni (SAA) e altri agenti quali Clenbuterolo, tibolone, zeranolo, zilpaterolo. Gli steroidi anabolizzanti androgeni sono dei derivati del testosterone, legittimamente utilizzati a fini terapeutici per la cura di disturbi della crescita e ipogonadismo, che inducono l’accrescimento della forza e della massa muscolare sia attraverso l’attivazione di meccanismi biochimici che influiscono sui legami degli enzimi e dell’azoto, sia attraverso effetti psicologici. Chi fa uso di SAA, prevalentemente per discipline che richiedono particolare forza fisica, come il bodybuilding, ne diviene infatti velocemente dipendente a livello psicologico. Questo comporta un aumento continuo delle dosi di SAA assunte, che espone l’atleta al rischio di pesanti effetti collaterali: infarto del miocardio, atrofia testicolare, impotenza e altri effetti drammatici sul sistema riproduttivo, epatite, adenocarcinoma epatico, arteriosclerosi e alterazione del metabolismo lipidico, ma anche ipertensione, cefalea, ittero, shock anafilattico e mascolinizzazione nelle donne. Inoltre, l’abuso di SAA può avere gravi effetti anche a livello psichico, con sintomi quali mania, psicosi, aggressività incontrollata e cambiamenti della libido, tutti identificati con il termine specifico di Roid Rage. A livello di classificazione farmacologica, gli steroidi anabolizzanti androgeni possono essere di tipo esogeno, cioè sostanze che non possono essere prodotte naturalmente dall’organismo, oppure di tipo endogeno, ossia assimilabili a sostanze prodotte naturalmente dall’organismo. Se nel primo caso la loro individuazione ai fini dei controlli sportivi antidoping non necessita di ulteriori specifiche, nel secondo caso la legge chiarisce inequivocabilmente i limiti consentiti. «Se uno steroide androgeno anabolizzante può essere prodotto naturalmente dall’organismo, un campione biologico sarà considerato contenente tale sostanza proibita quando la concentrazione della sostanza o dei suoi metaboliti (…) differisce in misura così elevata dai valori normalmente riscontrati nell’uomo, che è improbabile poterla considerare compatibile con una normale produzione endogena».

 

ormoni peptidici

 

Alla classe degli ormoni peptidici appartengono l’eritropoietina (EPO), l’ormone della crescita (hGH), il fattore di crescita insulinosimile (IGF-1), i Mechano Growth Factors (MGFs), le gonadotropine (LH, hCG), l’insulina, le corticotropine e tutte le sostanze con una struttura chimica o effetti biologici simili. Si tratta di ormoni peptidici, cioè implicati nel legame delle proteine, che agiscono sui recettori delle membrane, sull’apparato digerente e su funzioni metaboliche come il riassorbimento e l’utilizzazione del glucosio, l’immagazzinamento e la mobilizzazione dei grassi, la crescita e il potenziamento muscolare, ma anche la resistenza e il numero di globuli rossi immessi nel circolo sanguigno. L’abuso di ormoni peptidici al fine di migliorare le prestazioni sportive può comportare gravi effetti collaterali sull’organismo umano, provocando alterazioni del metabolismo idrico salino, alterazioni cutanee, alterazioni psicologiche, diabete mellito, miopatia steroidea, obesità a bufalo, osteoporosi, sindrome da astinenza steroidea, sindrome di Cushingiatrogena, sindrome ipercorticosteroidea, ulcera gastroduodenale, alterazioni del metabolismo intermedio, alterazioni somatiche, formazione di anticorpi, gigantismo, sindrome acromegalica, sindrome di Jakob. Secondo la legislazione antidoping, un campione sarà considerato come contenente una sostanza proibita quando la concentrazione della sostanza o dei suoi metaboliti differisca in modo evidente dai valori normalmente riscontrati nell’uomo. Su singoli casi, e solo dietro certificazione medica adeguata, l’uso di insulina è consentito esclusivamente per curare il diabete di tipo I .

 

beta-2 antagonisti

 

Noti anche come stimolanti, i beta-2 agonisti sono molecole sintetiche che hanno effetti anabolici legati alla stimolazione protratta dei recettori beta-adrenergici. L'utilizzo dei beta-2 antagonisti, prescritto a fini terapeutici per la cura di alcune patologie respiratorie come l'asma e la broncopatia cronica ostruttiva, è correlato all'aumento della massa muscolare (dal 13 al 65%), della potenza fisica, della sintesi proteica e della beta-ossidazione lipidica. Per questo, tutti i Beta-2 agonisti, inclusi i loro isomeri D- e L-, sono proibiti per l'uso sportivo dalla legislazione antidoping mondiale. Fanno eccezione il formoterolo, il salbutamolo, il salmeterolo e la terbutalina, che richiedono un’esenzione a fini terapeutici abbreviata, quando somministrati per inalazione.

 

diuretici

 

I diuretici sono farmaci in grado di aumentare la diuresi mediante l'escrezione di sodio, responsabile sia dell'aumento di volume extracellulare, sia della risposta delle cellule della muscolatura liscia della parete dei vasi sanguigni agli stimoli vasocostrittori. Sono indicati in diverse malattie quali ipertensione, edemi di varia natura, glaucoma, sindrome nefrosica, cirrosi epatica, insufficienza cardiaca. Si classificano in base al meccanismo d'azione e all'intensità, e vengono scelti quindi a seconda della gravità del disturbo su cui intervengono. Utilizzati a fini dopanti su soggetti sani, i diuretici possono avere conseguenze molto gravi sulla salute: si va dalla disidratazione, alla riduzione improvvisa della pressione arteriosa, ad alterazioni dell’equilibrio acido-base, alcalosi metabolica, ipercolesterolemia, ipertrigliceridemia, iperazotemia, iperuricemia, ipotensione, ipopotassiemia e ototossicità, fino a stati di shock che possono portare al coma e alla morte. A livello sportivo, i diuretici vengono utilizzati con finalità dopanti con due obiettivi: ridurre il peso prima delle competizioni negli sport che implicano categorie di peso, e mascherare l’ingestione di altre sostanze dopanti riducendo la loro concentrazione nelle urine. I diuretici vietati dal codice mondiale antidopingb sono acetazolamide, amiloride, acido etacrinico, bumetamide, canrenone, clortalidone, furosemide, indapamide, metolazone, spironolattone, tiazidi, triamterene, e altre sostanze con struttura chimica similare o effetti biologici simili, ad eccezione del drosperinone che non è vietato. Inoltre, la legge chiarisce che un’esenzione a fini terapeutici non è valida se l’urina dell’atleta contiene un diuretico abbinato a una sostanza proibita a livelli di soglia o al di sotto della soglia.

 

emotrasfusione

 

L’emotrasfusione consiste nella trasfusione di sangue, globuli rossi, veicoli di ossigeno artificiale o prodotti del sangue affini, volti a migliorare artificialmente l’assorbimento, il trasporto o il rilascio di ossigeno. In fase di competizione sportiva è una pratica vietata, perchè altera le prestazioni dell’atleta e lo espone a eccessiva fluidificazione del sangue.

 

bisacodile

 

lassativo di contatto somministrato per via orale o rettale, utilizzato anche sotto forma di b. tannex, complesso con acido tannico.

 

doping genetico

 

Il doping genetico comporta l'utilizzo a scopi non terapeutici di cellule, geni, elementi genetici o modulazioni di espressioni genetiche, che abbiano la capacità di migliorare la prestazione atletica. Visti i recenti progressi della medicina genetica, la legislazione antidoping ha recentemente introdotto questa nuova pratica nell'elenco dei metodi vietati.

 

alcool

 

(o etanolo), derivato che si ottiene sinteticamente o per distillazione. A livello farmacologico viene impiegato come veicolo di sostanze attive, come disidratante e conservativo nella preparazione dei campioni istologici e anatomici, per l'infiltrazione di strutture nervose (alcolizzazione) e per la disinfezione. A livello alimentare l'alcool viene utilizzato per la preparazione di bevande ad elevato potere energetico (un litro di vino al 12% in volume di alcol vale circa 800-850 calorie) ma inutili per la crescita o il ricambio dei tessuti, e dannose per l'organismo se assunte in quantità elevata. Per i suoi effetti alteranti sul sistema psicofisico e motorio, l’alcool è proibito alla guida e nello sport, solo in competizione e in alcune discipline sportive, con soglie di limitazione stabilite dalle singole federazioni, e rilevate tramite analisi dell’espirato o l’analisi del sangue.

 

cànapa indiana

 

(Cannabis sativa, var. indica), pianta le cui foglie e infiorescenze femminili contengono resine ricche di principi attivi, detti cannabinoli, che generano euforia e agiscono a livello psicologico in base alla predisposizione individuale e alla situazione ambientale, oltre che alla dose di sostanza attiva. Una comune dose non dà complicazioni, e gli effetti si esauriscono entro un'ora. Per dosi molto alte si può invece giungere ad allucinazioni, confusione mentale, reazioni di panico. Il consumo cronico può portare ad apatia e perdita di interesse, sindrome amotivazionale, disturbi della personalità e danni da fumo. La canapa indiana non determina dipendenza fisica nè sindrome di astinenza, ma solo dipendenza psichica. In alcuni paesi viene utilizzata come efficace terapia del dolore nella cura di alcuni tumori. A livello sportivo, l’uso di cannaboidi come hashish e marijuana è proibito dalla legislazione anti-doping. La soglia limite di concentrazione del carbossi – THC (11- nor –delta 9 tetraidrocannabiolo–9-acido carbossilico) è 15 nanogrammi per millilitro.

 

 

anestètici

 

Farmaci che producono modificazioni reversibili a livello del sistema nervoso, producendo una perdita temporanea della sensibilità dolorifica e della coscienza (vedi anestesia). I farmaci anestetici possono essere classificati in anestetici generali, anestetici locali e preanestetici. I primi agiscono producendo una perdita della coscienza estesa a tutto l'organismo, e possono essere somministrati per inalazione (gassosi o volatili) o per via endovenosa. Gli anestetici locali, invece, sono farmaci che bloccano la conduzione degli stimoli nervosi direttamente sul tessuto nervoso. La durata dell'effetto può essere potenziata dall'associazione con un farmaco vasocostrittore, che ne ritardi l'assorbimento ematico. L’uso di anestetici locali iniettabili è consentito nell'attività sportiva con una serie di limitazioni: possono essere utilizzate bupivacaina, lidocaina, mepivacaina, procaina ma non cocaina; possono essere utilizzati agenti vasocostrittori come l’adrenalina, ma soltanto su giustificazione medica e tramite iniezioni locali o intra-locali.

 

corticosteròidi

 

(o corticoidi, o ormoni corticosurrenalici), ormoni a struttura steroidea derivanti dal nucleo di base del colesterolo, e sintetizzati nella corteccia surrenale in tre zone anatomicamente distinte della corteccia: la secrezione dei mineraloattivi è sotto il controllo del sistema renina-angiotensina, mentre la regolazione per gli altri due gruppi, glicoattivi e androgeni, dipende dall'ormone ipofisario ACTH. I corticosteroidi circolano nel sangue legati a proteine, dette globuline, di produzione epatica, e svolgono numerose azioni complesse: i glicoattivi influenzano il metabolismo glicidico, hanno proprietà antinfiammatorie e antiallergiche e intervengono in condizioni di stress, mentre i mineraloattivi agiscono sull'equilibrio idrosalino promuovendo l'escrezione di potassio e il riassorbimento di sodio. Tra le condizioni patologiche che interessano la secrezione dei corticosteroidi sono da ricordare il morbo di Addison, la sindrome di Cushing, la sindrome di Conn e la sindrome adrenogenitale. I corticosteroidi vengono prescritti in malattie infiammatorie o allergiche in associazione con altri farmaci, in patologie debilitanti di varia origine e nella terapia delle endocrinopatie. L’uso sistemico di corticosteroidi è proibito dalla legislazione antidoping. È autorizzato invece l’uso anale, otoiatrico, dermatologico, inalatorio nasale e oftalmologico, ma non rettale. Non sono autorizzate le iniezioni intra-articolari e locali di corticosteroidi

 

betabloccanti

 

farmaci che agiscono inibendo i recettori beta del sistema nervoso simpatico. Sono: sotalolo, propanololo, oxprenololo, alprenololo, metoprololo, acebutolo, atenololo, pindololo. Il loro effetto principale si esprime sul sistema cardiovascolare, con diminuzione della frequenza cardiaca, riduzione della pressione arteriosa, stabilizzazione della membrana cellulare. Causano inoltre broncocostrizione. I betabloccanti trovano largo impiego nella terapia delle malattie cardiovascolari; nel trattamento dell’ ipertensione arteriosa (da soli o associati ai diuretici); della cardiopatia ischemica da insufficienza coronarica (angina pectoris), perché riducono il lavoro cardiaco; in alcune forme di aritmie ipercinetiche; in soggetti con pregresso infarto che sviluppano aritmie ventricolari. Alcuni di essi sono selettivi per i recettori beta1 (che si trovano nel cuore); altri per i beta2 (che sono in bronchi, utero, vasi). Possono determinare disturbi intestinali, freddo alle estremità, bradicardia, ipotensione, depressione, allucinazioni e incubi notturni, crampi muscolari, astenia, impotenza. La loro efficacia è ridotta dall’associazione con barbiturici, fumo, rifampicina; ne aumentano l’effetto gli estroprogestinici, l’idralazina. Sono controindicati in caso di scompenso cardiaco, ipotensione, asma bronchiale, terapia antidiabetica (possono mascherare un'eventuale crisi ipoglicemica).


 

Tutti i suddetti argomenti sono stati tratti dal sito www.sanihelp.it

 

 

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