E’ al km 35, quando la storia si ferma di colpo, asfittica, cercando disperatamente di risucchiare aria nei polmoni, che la maratona cambia indirizzo, dall’Etiopia al Kenya, e marcia (2:03’:38”, nuovo record del mondo), accoccolandosi ai piedi fatati di Patrick Makau Musyoki, il re di Berlino che spalanca un’era e chiude quella, durata due decadi, di Haile Gebreselassie, il più grande di sempre. Succede tutto in una mattina, dalle parti della Porta di Brandeburgo: nella città dove gli eventi epocali sono di casa Makau, 26 anni, fa il Gebre nella corsa che al grande vecchio, 38 anni, serviva per allungarsi la carriera fino a Londra 2012 dopo due stagioni di fantasmi e a meno di un anno dal doloroso abbandono di New York, Haile era tornato pieno di aspettative nel suo pied-à-terre europeo (a Berlino, il 28 settembre 2008, aveva corso in 2:03’:59”) e invece, dopo avere smentito le voci di un imminente ritiro, sarà costretto a inseguire altrove il minimo per i Giochi, probabilmente a Dubai, il cimitero degli elefanti dove volerà a gennaio, sempre più secco nel corpo e prosciugato nell’anima. “Ho finito l’ossigeno e non riuscivo più a respirare, ma non sono infortunato” ha spiegato Gebreselassie, la cui sconfitta fa quasi più notizia del nuovo primato del mondo (abbassato di 21”), doppio oro olimpico sui 10mila, quattro successivi consecutivi a Berlino, l’uomo dei record che non ne farà più.
Patrick Makau Musyoki
|

|

|
|
Makau in azione, terzo della fila
|
A fine gara sorseggia un boccale di birra tedesca
|
“Si chiude l’epoca in cui Haile non era battibile”” dichiara tristemente il manager di una vita, Jos Hermens, mentre si apre quella del ragazzo venuto da Manyanzwani, regione del Kenya centrale, per bruciare le tappe e ora, fermato il cronometro e ritoccati gli almanacchi della maratona, sembra incredibile che Makau abbia cominciato a correre solo dieci anni fa, nel 2001, e abbia vinto la sua prima grande corsa (proprio a Berlino) nel 2010: “Ero venuto a Berlino per fare un po’ di esperienza – ha raccontato – e mi ero svegliato non sentendomi molto bene. In gara, però, tutto ha funzionato per il meglio e battere il mio idolo di sempre, Gebreselassie, ancora non mi sembra vero. Se Dio lo vorrà, l’anno prossimo sarò campione olimpico”. E’ la quinta volta che il primario della maratona viene ritoccato a Berlino, su un percorso filante e velocissimo, al 27 km Makau ha impresso il cambio di velocità a una gara che verrà ricordata a lungo, sfiancando il rivale con un allungo a zig zag al quale non ha retto nessuno. La maratona, oggi, è proprietà di questo giovane kenyano due volte argento mondiale nella mezza (che ha corso otto volte sotto i 60’), protagonista di una spettacolare caduta a Londra quest’anno (poi terzo), capace di scivolare, risorgere e trascinarsi sulle spalle la sua terra il Kenya (a Berlino è salito sul podio con i connazionali Chemlany e Kimaiyo), fabbrica di maratoneti in grado di correre 30” sotto il fresco record, e (quasi) pronti a dimostrarlo.
Gaia Piccardi - da “Il Corriere della Sera” - 26 settembre 2011