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La voce dei soci
Mezza di Suracusa (27-01-203) - di Lilia Ventola

START

Ebbene sì, anche io ci sono riuscita! Poco più di un anno fa, se mi avessero detto che sarei riuscita a correre ininterrottamente per 21,097 Km sarei scoppiata in una grassa risata.  A quei tempi, il mio allenamento tipo durava circa 50 minuti, di cui solo 20 di corsa e i rimanenti 30 di esercizi svolti a casa. Quando pioveva o, per la precisione, quando all’orizzonte si intravvedeva una piccolissima quanto innocente nuvoletta, oppure quando tirava una leggerissima brezza marina, con la mia tutina e le mie scarpette mi dicevo che forse sarebbe stato meglio non uscire di casa perché il tempo non prometteva nulla di buono e così, guardando il telegiornale, mi costringevo a fare 45 minuti di ginnastica casalinga. Una noia pazzesca. In quel periodo, con un amico, un ex podista, mi trovai casualmente a parlare di corsa e allenamenti. Mi disse, che se avessi voluto realmente trarre giovamento dalla corsa avrei dovuto almeno raddoppiare la durata del mio allenamento portandolo da 20 a 40 minuti. Io lo guardai sbigottita e non so se più incredula che scettica pensai tra me e me che in fondo non ero una fanatica come lui e che quello che facevo mi andava più che bene. Da quel giorno, però tutto è cambiato. Ho iniziato pian piano ad allungare i miei percorsi, ho provato a correre rilassandomi e godendomi il fantastico panorama dello stretto anche sotto la pioggia e con il vento. E’ cresciuta in me la voglia di correre e di condividere con altri questa mia passione. Il 27 Gennaio 2013, anche grazie ai preziosissimi consigli del presidente della società con la quale nel frattempo mi sono tesserata, la PROFORM Runners Club di Messina, Pippo Smedile, a Siracusa ho partecipato alla mia prima gara ufficiale, la mezza maratona di Siracusa appunto e, cosa per me davvero strabiliante, sono riuscita persino a chiuderla. Avevo il mio pettorale, il 209, ed ero lì, in quella ridente cittadina siciliana, insieme ai miei compagni di squadra in una fredda quanto splendida giornata invernale in attesa dello start, il mio primo START. Non riuscivo a crederci. Alla partenza, non sapevo cosa sarei riuscita a fare, ma, in fondo non mi importava nulla. Il mio traguardo l’avevo già raggiunto e per me è stato tutto perfetto, indimenticabile e davvero emozionante.  Un’esperienza unica che tutti dovrebbero provare almeno una volta nella loro vita.

Lilia Ventola

 


Storia della Proform Messina

Parlare della Proform Messina non è certo cosa facile, almeno per me e poi perché parlarne?  Certo, se volessimo farla molto semplice è una comunissima società amatoriale di atletica, come tante altre in tutta l’Italia. Non è neanche di lungo corso (poiché è giovanissima: appena cinque anni), non è blasonata, non ha nulla di particolare che non possano avere le altre società delle nostre zone, non ha avuto (finora)  atleti che possano averla portata alla ribalta: allora voi direte, perché parlarne? Perchè dopo cinque anni di crescita di questa creatura (inaspettati e vissuti con intensità), al punto in cui siamo arrivati, proverò a dirvi che cosa è per me questa piccola invenzione, partorita dalle mie emozioni e sensazioni. La Proform è nata cinque anni orsono in un momento particolare della mia vita, quando, gioco-forza, la mia precedente esperienza in un’altra società del messinese si era conclusa (con strascichi annesi e connessi). La Proform è stata una visione, una emozione, una sensazione, una idea partorita dopo un periodo di lacerazione interna, sofferta e per questo maturata con convinzione e con voglia di ricominciare e di rimettermi in gioco (stavolta non solo come atleta). E come tante altre avventure è nata quando mi sono ritrovato davanti ad un bivio, conscio di stare per chiudere una porta su sette anni di militanza ed aprirne un’altra su nuove ed inesplorate strade e conscio di potere naufragare ogni giorno nella quotidiana indifferenza. Il 26 febbraio 2006 nasceva quindi questa mia idea, facendosi strada tra mille difficoltà, navigando a vista su orizzonti sempre più lontani e difficili da raggiungere. Non è stato facile: vi lascio immaginare!! Ma poi perché mai qualcuno avrebbe dovuto tesserarsi con la Proform? Difficile rispondere a questa domanda! Non c’è uno stipendio (magari!), non vi sono benefit di alcuna natura, la concorrenza in giro è tremenda e si paga per iscriversi (l’atletica si sa è uno sport povero fatto solo di sacrifici). Questa domanda me la sono posta centinaia di volte. E’ diventata una scommessa con me stesso: oggi siamo in quarantadue! E’ vero forse ero un po’ conosciuto nell’ambiente della corsa amatoriale del messinese (nella mia piccola modestia ed umiltà), ma questo certo non sarebbe bastato per raccogliere adepti (anche in considerazione del fatto che in giro, purtroppo, vi sono molti atleti…. mercenari e che spesso cambiano bandiera ogni anno). Poi un giorno un incontro casuale ha cambiato le cose: ho conosciuto Andrea, il quale mi ha chiesto (dopo avere preso molteplici informazioni – da chi? che cosa gli avranno detto?) di potersi iscrivere con la mia nuova società. Di lui mi ha colpito la semplicità, l’educazione, l’intelligenza, il rispetto, il volere addentrarsi in un campo (la corsa) a lui sconosciuto fino a quel momento avendo come punto di riferimento “uno qualunque di cui aveva sentito parlare”. In quel momento mi sono sentito investito di un grande senso di responsabilità. Farlo iscrivere e poi decretare dopo qualche mese la chiusura della società sarebbe stato fallimentare non solo per me ma soprattutto per lui che in me aveva investito e riposto la fiducia come si fa quando si mettono i soldi in banca. Una cosa mi ha aiutato: l’avere riposto in me la sua totale fiducia e l’essere stato al mio fianco fin dall’inizio, come se fossimo amici di vecchia data, condividendo con me ogni istante, ogni momento di crescita della società (il suo contributo è stato prezioso), nelle difficoltà e nei momenti di soddisfazione. Oggi Andrea è il “segretario”. Poi piano piano sono arrivati gli altri e tra tutti Eugenio, mitico personaggio dell’atletica giovanile messinese degli anni sessanta. L’ho conosciuto, l’ho frequentato e l’ho spronato fino a tal punto che ha ripreso, dopo tanti anni, a correre ed ancora oggi si diverte, essendo diventato un “grande esempio da seguire” per tutti: i suoi consigli sono stati è sono di grande aiuto. Oggi Eugenio è “consigliere”. E che dire poi di Guglielmo, anche lui mitico personaggio dell’atletica messinese ma di un periodo molto più vicino ai nostri giorni. Guglielmo, per la grande amicizia che ci lega, mi ha seguito ad occhi chiusi, condividendo il mio progetto e le basi su cui si poggia: il rispetto prima di tutto per la persona, perché l’atleta prima di essere atleta è un uomo e come tale và rispettato e valorizzato. Nessuno da noi è un superman: quello che conta non è il risultato della prestazione, ma l’impegno che ci hai messo, il sacrificio, il cuore ed il sudore. Al momento in cui attraverserai il traguardo, quantunque tu possa essere ultimo sarai sempre un grande atleta, degno del rispetto da parte di tutti anche per il solo fatto di esserti messo in gioco. Perché lo sport deve unire non dividere. Un’altra grande scommessa è stata aprire al mondo femminile (in considerazione che di corsa si è sempre parlato al maschile): siamo stati infatti la prima società di Messina ad avere ufficialmente creato il settore amatoriale femminile, facendo da capofila a tutte le altre società che successivamente hanno imitato le nostre gesta. A tutt’oggi ben undici atlete di svariate età (ed in solo cinque anni non è poco) si divertono e concorrono a diverse tipologie di gare.  Prendendosi anche qualche soddisfazione. Due tra tutte: nel 2007 siamo stati la quarta società femminile nel Grand Prix regionale siciliano di mezze maratone e di recente siamo stati la prima società femminile nel Grand Prix Provinciale di corsa su strada valevole per l’anno 2010. Traguardi impensabili da raggiungere, cinque anni orsono, in generale, figuratevi nel settore femminile!! Un’altra chicca che ha contribuito alla crescita della società è stato dotarsi di un sito web, una realtà che oggi è immancabile in ogni progetto che si rispetti e che si vuole portare avanti. Il nostro sito “proformrunners.it”, nato dalla mia globale esperienza, alla data  in cui scrivo il presente ha registrato oltre 17.000 accesi in due anni e oltre 45.000 pagine viste: numeri non mastodontici ma comunque importanti. Sulle nostre orme molte altre società messinesi sono partite dopo di noi, attrezzandosi anche loro di un sito web. Oggi sono ancora più convinto del lavoro fin qui svolto e della sua bontà, sono convinto delle persone che stanno al mio fianco (vorrei citarli tutti, ma chi legge può capire), generose, intelligenti e dedite alla crescita della società, perché alla fin fine la società non è la mia, ma la loro e di noi tutti, e, solo sentendo forte il senso di appartenenza si potranno perseguire e spero raggiungere gli obiettivi che ci siamo posti all’inizio della nostra missione.  Infine, ma non per questo meno importante, un grazie di cuore a mia moglie, che è sempre stata al mio fianco condividendo i miei obiettivi i miei momenti di euforia e di depressione, parafulmine di tutti i miei stati d’animo. Qualora avessi rubato tempo alla famiglia le chiedo scusa: ma alle passioni si sa non si può resistere e la passione per la corsa è una cosa forte che ti prende e che ti fa fare cose inimmaginabili, come quella di correre anche per cento km consecutivi senza mai fermarti. Solo per il gusto e per la voglia di arrivare al traguardo (ad ogni costo): uno dei tanti che ti poni nell’arco della tua vita. Grazie di cuore a lei e a tutti quelli che in questi anni sono stati al mio fianco a condividere con me le gioie ed i dolori del nostro cammino, un cammino fatto di tanti kilometri e non solo. Sapere di averli al mio fianco mi fà sentire meglio.

Giuseppe Smedile

 


 

Roma ostia 2010 - di Tato Lombardo

 

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A distanza di una settimana dalla  Roma-Ostia è sempre vivo in me il ricordo della gara. Sono stati due giorni meravigliosi sotto tutti i punti vista. Avevo sentito e seguito il pre-gara da riviste sportive e da network televisivi ma nulla a che vedere con lo splendido scenario della gara. Correre con altri 10.000 runners è stata una esperienza meravigliosa e soprattutto esaltante. Non c’è stato vento, pioggia o altro che poteva impedirci di far esplodere tutta l’adrenalina che avevano in corpo. Sono stati due giorni goliardici vissuti in compagnia non solo di amici atleti ma di amici veri con cui abbiamo scambiato opinioni, pareri, ansie e paure di ogni genere. Alla fine della gara eravano tutti contenti e felici e soprattutto eravano increduli di aver raggiunto un obiettivo che fino a un paio di mesi fà era sicuramente insperato. Per  quanto mi riguarda ancora oggi non credo affatto di aver raggiunto un simile risultato non di tipo tecnico ma di tipo umano; ho imparato a conoscere un sport nuovo che mi ha fatto capire cosa vuol dire volersi bene, cosa vuol dire saper apprezzare le cose che si sono state date e da un medico, cosa che io sono, purtroppo non sempre le cose sono rosee. Spesso dico ai miei giovani pazienti di praticare attività fisica solo ed esclusivamente per la propria salute e per raggiungere un proprio obiettivo di vita. Non dico di prendermi come esempio perché sarei , forse, ipocrita ma dico solamente la salute viene prima di ogni cosa. Grazie a tutti i miei compagni di viaggio e anche a coloro che danno la forza di fare questo e un grazie di cuore a colui che mi ha fatto scoprire un mondo nuovo fatto non solo di sport ma di  “Amici veri “: il mio presidente.

 

 

Roma Ostia 2010 - di Antonio Smedile

 

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Giungevo a Roma con tante informazioni su questo evento, avevo letto alcuni articoli su delle riviste specializzate, ascoltato commenti di amici che ci avevano già partecipato, scorso tra i racconti dei tanti forum, visionato immagini fotografiche delle precedenti edizioni; però, nulla di tutto ciò può dare l’idea di cosa sia la Roma-Ostia. Per poter “percepire” sino in fondo un’edizione della Roma-Ostia bisogna viverla, bisogna esserci! Che sia la mezza maratona più partecipata d’Italia, lo dicono i numeri, ma che si è veramente in tanti lo capisci quando sei lì e ti ritrovi a correre per quasi 2 ore sempre circondato da tantissima gente. Un grosso serpentone umano che ti avvolge e ti accompagna all’arrivo. Un percorso durante il quale la sensazione è quella che tutto è organizzato nei minimi particolari. 21 Km visti e rivisti dall’organizzazione che si è presa cura di rendere molto piacevole l’intera gara.  A tutto ciò si aggiungono le emozioni vissute, le sensazioni psisco-fisiche, e gli immancabili momenti critici. Sono molto contento e soddisfatto dell’esperienza vissuta e dei due giorni romani. Ringrazio Pippo Smedile e tutti i ragazzi della Proform per il clima che si è venuto a creare e per la giovialità e l’amicizia che ci ha uniti.   

Riflessione per un sincero augurio di Buon 2010 - T. Frigione

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Una frase di Herman Hesse mi guida in questa riflessione di fine anno, introducendo il senso dell’augurio sentito e profondo che desidero rivolgere ad ognuno di voi, amici della Proform, insieme a tutta la mia gratitudine per l'affetto che mi dimostrate e che ricambio di vero cuore.

Herman Hesse dice:” L’importante non è ciò che diventeremo, ma se riusciremo ad essere pienamente noi stessi”.

Mi chiedo e vi chiedo quanta consapevolezza abbiamo di noi stessi, dei nostri limiti e delle nostre capacità, del valore degli affetti che ci nutrono in ogni istante, anche con un semplice sorriso.

La chiave di tutto è la consapevolezza, la conoscenza di sè!

Un bravo maratoneta conosce le proprie capacità fisiche, l'utilità di un certo allenamento, dell'alimentazione appropriata, di come gestire i tempi di una gara, per dare il meglio di sè, per esprimere tutto ciò che ha maturato e raggiungere un risultato. Un maratoneta deve sopportare la fatica, la stanchezza, il dolore e guardare alla meta. Mente e corpo lavorano insieme. ...Una metafora che ci fa riflettere!

La meta che ci suggerisce Herman Hesse comporta altrettanti sacrifici, sforzi, allenamenti costanti...coraggio. Rivela la capacità di dare senso a ciò che siamo, piuttosto che acquisire solo un ruolo o raggiungere un risultato. Non conta quanto abbiamo realizzato, ma come lo abbiamo fatto e perchè!

Spesso cerchiamo di negare ciò che pensiamo sia doloroso, traumatico, difficoltoso, non accettiamo ciò che suscita vergogna e diasagio, subiamo il giudizio degli altri o peggio viviamo in funzione di ciò che gli altri si aspettano da noi e teniamo alle apparenze. Dare valore alla sofferenza, di qualunque natura, significa accettarla, comprenderla ed elaborarla. Solo a partire dal dolore dell’anima, che sembra frantumarsi di fronte ad un evento, si può raggiungere una nuova consapevolezza di se ed un nuovo entusiasmo…quella spinta alla vita che ci ridona il sorriso. Per essere noi stessi dovremmo imparare ad interrogarci e risponderci in modo sincero su alcune domande apparentemente semplici : cosa mi rende felice? Di cosa ho bisogno? Perché mi sento in colpa? So dire di no? Chiedo aiuto? So perdonare?

E' necessario spogliarsi di tutto ciò che non ci appartiene e ritrovare la semplicità della propria anima, liberarsi dai condizionamenti per riconoscere i propri desideri.

La consapevolezza dei propri desideri, la determinazione a realizzarli ci consentono di avere uno scopo e di accrescere in noi la motivazione. Nello scarto tra volontà e proponimento c’è tutto lo spazio del desiderio, nell’intervallo tra presente e futuro, tra l’intenzione e la sua realizzazione.

Vivere pienamente significa anche essere indulgenti con se stessi e considerare l’errore un’occasione di apprendimento e non solo una catastrofica sconfitta.

Intraprendendo questo viaggio verso noi stessi ci accorgeremo di essere ricchi di risorse e capacità, creativi , specie quando guardiamo agli eventi con l'intenzione di dare senso a ciò che accade e di affrontare ogni cosa dando il meglio di sè.

La paura esprime tutta la nostra umanità, ci guida a volte, ma spesso è una cattiva compagna di viaggio, è necessario superarla trovando dentro di noi le giuste risorse .

Aver cura di sé , del proprio corpo, del proprio tempo sono responsabilità fondamentali che ognuno di noi deve assumere nei confronti di se stesso, per intraprendere quel cammino meraviglioso alla riscoperta di sé e vivere ogni evento attingendo a quella dimensione interiore e credo anche spirituale che cerca solo il senso delle cose, il valore, il significato…trasformando così anche ciò che ci appare orribile in una forza vitale.

La metafora ritorna, per ricordarci che un maratoneta, nei momenti difficili, di fronte a quel fatidico "muro" , attinge a tutte le sue risorse fisiche e mentali, convive con dolore e fatica e si sforza di andare avanti concentrato verso la meta.

La primavera e l’inverno della nostra anima suscitano in noi tempeste emotive , fatte ora di gioia, ora di paura. Sono le nostre luci a guidarci , le nostre tenebre ad interrompere il nostro cammino.

Scendere agli Inferi, vivere l’inverno della sofferenza, affrontare le tenebre è parte fondante della vita, della nostra esperienza, ma credo sia soprattutto la strada più sicura per acquisire la vera consapevolezza di sé e quella gioia interiore che chiede di esistere.

Guardare alla propria vita ed alle proprie esperienze attingendo alla forza creativa che è in ognuno di noi, superando giudizi e pregiudizi, cercando il senso di ciò che accade rappresenta la conquista di una dimensione unica per ognuno.

Da questa autenticità l'incontro con l'altro esprime libertà, rispetto e gioia, genera sentimenti sinceri fatti di fiducia e amore.

Questi pensieri mi guidano nell’augurare ad ognuno di vivere pienamente,di ritrovare la propria unicità, affrontando l’inverno con la fiducia nella primavera che verrà.

Nel concludere vi offro questa frase di Paulo Coelho ed auguro ad ognuno di essere se stesso: “Nessun giorno è uguale all’altro, ogni mattina porta con sé un particolare miracolo, il proprio momento magico, nel quale i vecchi universi vengono distrutti e si creano nuove stelle.”

 

Tiziana Frigione


Che dire: è la prima volta che un nostro socio  decide di dare la propria voce, sul nostro sito, per degli spunti di riflessione. E noi pubblichiamo volentieri quello che ci è pervenuto. Conoscete la filosofia della nostra Associazione: "prima di tutto viene la persona". E' vero siamo un'associazione sportiva, quindi facciamo sport (qualunque sia la motivazione) e di conseguenza cerchiamo dei risultati, che potranno venire dopo molto impegno, e sacrifici fatti di allenamenti e rinunce. Ogni socio deve fare la sua parte se decide di iscriversi. Ma le controversie della vita spesso non consentono di ottenere tutto quello che vogliamo, allora ogni socio deve fare la sua parte "nella vita". Accettiamo volentieri gli spunti e le riflessione (peraltro molto belle e profonde) di Tiziana perchè sentite ed elaborate. Da Tiziana dobbiamo prendere esempio e trarne forza e coraggio per affrontare le piccole traversie della nostra vita, che spesso sono solo delle piccole colline che sembrano insormontabili da superare, ma sono sicuramente niente in confronto alle sue: perchè lei ha scalato l'Everest e noi dobbiamo solo inchinarci, guardare e riflettere. Lei è la vera "Maratoneta della vita".

 

Pippo Smedile

Passo dopo passo (di Micol Centorrino)

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Micol in azione durante una recente gara podistica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ogni essere vivente ha un proprio ritmo vitale.

Per vivere bene occorre scoprire e rispettare il proprio ritmo e armonizzarlo con quello degli altri. Per i buddisti "Nam myoho renge kyo" è la legge che regola e comprende la vita dell’universo ed il ritmo attraverso il quale ciascuno di loro attinge energia. Ritengo che ognuno di noi debba cercare, in un modo qualunque, uno spazio per la propria coscienza, mettere di tanto in tanto tra parentesi impegni, convinzioni, credenze e recuperare se stesso, cercare “il proprio tempo” tra quelli che la vita impone. La corsa è la mia legge. Quando corro ho il perfetto controllo di ogni mio muscolo e, contemporaneamente, la piena percezione di ciò che mi sta intorno: ciò mi procura ben-essere. Ho cominciato a correre all’età di quattordici anni con Caterina, una mia cara amica, che ora è felicemente sposata e vive con Aldo a Vicenza.  In genere, il nostro percorso in estate era sempre lo stesso: si partiva da Furci per arrivare alla chiesa di Grotte, una contrada del paese. Venti minuti di salita e tante parole…era un modo di ritrovare noi stesse, raccontandoci tutto ciò che ci capitava o che pensavamo. La corsa: uno spazio per la nostra anima nel caos della violenza e dell’arroganza del mondo; uno spazio per coltivare l’amicizia. La stessa cosa, qualche anno più tardi, è accaduta con Andrea. Avevo ripreso a correre da qualche mese quando l’ho conosciuto, dopo aver raggiunto l’apice della carriera agonistica (nel frattempo, la corsa era diventata il mio sport) e subito dopo interrotto per una brutta sciatalgia, a cui seguì un notevole calo ponderale. Ho ricominciato perché la corsa mi mancava, nonostante praticassi nuoto. Ho ricominciato per riconquistare nuovamente la forza perduta. Un’altra grande intesa, quella tra me ed Andrea: di lui mi fidavo ciecamente e continuo a farlo, nonostante ormai reciproci impegni ci tengano lontani per settimane. Un’altra amicizia e tanta altra strada insieme. Sinceramente, a differenza di altri, non ho mai pensato di correre per dimagrire: sia perché sono stata sempre abbastanza longilinea, sia perché (forse per aver cominciato con uno sport che educa il corpo e la mente: la danza classica) consapevole che l’unico modo per perdere chili sia smettere di mangiare. Anzi, confesso che la corsa ha irrobustito le mie gambe, molto sottili come quelle di mio padre, e fa aumentare il mio appetito! Penso che se la salute mi accompagnerà, correrò sino alla vecchiaia. Correrò con i miei sogni, per farli valere, per non rassegnarmi, per raggiungere traguardi ideali, che forse non premiano, ma fanno sentire la vita. E correrò soprattutto perché la corsa mi regala sempre ciò che di meglio io possa augurare a me stessa: l’amicizia.

 

Buona corsa a tutti!

 

Micol

 

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